Il battaglione Azov è stato per anni un reparto di volontari (di fatto mercenari) utilizzato contro le forze indipendentiste appoggiate dai russi. Nelle sue file c’era di tutto: ultra nazionalisti, neo nazisti ma anche semplici mercenari a cui interessavano solo i soldi.

E’ innegabile che il reparto abbia avuto una forte connotazione neonazista e che si sia macchiato di crimini nelle operazioni militari (come hanno fatto, e anche più, le milizie filo-russe). Circostanze che hanno messo in imbarazzo il governo ucraino di fronte alla comunità internazionale.

Pertanto, nel 2014 il reparto è stato regolarizzato e assorbito nella Guardia Nazionale Ucraina, ed è stato elevato a reggimento. I suoi quadri non sono più mercenari ma regolari. E la presenza neonazista è stata drasticamente ridimensionata.

Oggi è considerato un reparto d’élite, ma ovviamente i suoi trascorsi costituiscono un’ombra difficile da cancellare e che continua ad alimentare polemiche e, soprattutto, a prestare il fianco alla propaganda russa.

Un battaglione di estrema destra che ha un ruolo chiave nella resistenza dell’Ucraina. La sua storia neonazista è attualmente sfruttata da Putin

Bisogna considerare che i separatisti del Donbass non sono civili che protestano con le bandiere nelle piazze. Le “milizie” filorusse nel Donbass (così come quelle in Crimea) sono queste:

L’espressione “omini verdi” (in russo: зелёные человечки?traslitterato: zelënje čelovečki; in ucraino: зелені чоловічки?traslitterato: zeleni čolovičky) si riferisce a un gruppo di soldati, circa 30.000, indossanti uniformi militari verdi anonime, sprovviste di mostrine e altri simboli che potessero ricondurre ad un corpo d’appartenenza, che durante la crisi ucraina del 2014, conclusasi con l’annessione della Crimea da parte della Federazione Russa, occuparono militarmente l’Aeroporto Internazionale di Sinferopoli, la maggior parte delle basi militari in Crimea, e il parlamento di Sinferopoli.

Conosciuti dal versante russo anche come “persone educate” (in russo: вежливые люди?traslitterato: vežlivje ljudi), poiché si pensava che si fossero comportati pacificamente con poca interferenza pratica con le attività quotidiane dei cittadini residenti, questi soldati sono infine risultati appartenere a truppe d’élite russe poi insediate nel Donbas

Parliamo di forze armate a tutti gli effetti, equipaggiati con gli stessi carri armati dell’esercito russo, con artiglierie, sistemi missilistici ecc. ed appoggiati dalle forze speciali e dai soldati russi che combattevano senza segni distintivi:

(2014) L’Ucraina presenta le prove dell’azione russa

Se il battaglione/reggimento Azov non è andato troppo per il sottile con i separatisti, non c’è da meravigliarsi…

Quanto c’è ancora di neonazista nell’attuale reggimento Azov?

Non molto, probabilmente.

Si tratta comunque del reparto che più di tutti si è impegnato contro i separatisti filo-russi e contro i russi, dall’invasione della Crimea al conflitto nel Donbass per arrivare all’invasione odierna. Sicuramente i suoi soldati devono avere un forte sentimento nazionalista e anti-russo e sicuramente ciò attrae anche elementi neonazisti.

Sta di fatto che oggi gli ucraini considerano i soldati del reggimento Azov come veri e propri eroi della resistenza all’invasione russa.

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