Parlare di razzismo è sempre un’impresa difficile.

Nonostante tutti ci dichiariamo contro, spesso, in privato, proviamo sentimenti discordanti.

Nel 2022, crediamo di avere raggiunto un grado di civiltà ed intelligenza sociale per la quale il concetto stesso di razzismo appare in contrasto con la nostra struttura sociale, ma purtroppo, spesso questo senso, che crediamo sia superato e fuori luogo, è ancora ben sveglio e vigile.

Il razzismo, inteso non solo come differenza di pelle, ma come discriminazione per chi non la pensa e non è come noi, vive ancora. Le manifestazione di questa insofferenza, in pubblico, per ipocrisia viene soffocata, ma nel privato sfocia in vere e proprie parole e gesti che riflettono un obsoleto modo di intendere la società.

Inutile nasconderlo, ancora peggio negarlo.

Le azioni che lo rendono ancora vivo, le applichiamo nel quotidiano o in occasione di eventi o scadenze elettorali. La resistenza all’immigrato di colore, che proviene da zone del mondo povere e sottosviluppate economicamente e socialmente, sono l’atto piú evidente.
Dovremmo riflettere più spesso e non solamente come sta accadendo di questi tempi, nell’accogliere i profughi ucraini, sul semplice assunto che sono tutte persone, anche quelle che provengono dall’Africa e, comunque, da qualunque parte del mondo, che scappano; per la guerra, per discriminazione, per povertà o altro.
Si costruiscono muri ai confini, si ignorano i flussi migratori, si votano esponenti politici che promettono chiusure e limitazioni con la scusa del rischio e della paura. Eppure ci dimentichiamo che se viviamo in una società, sulla carta, libera e senza disuguaglianze, che coltiva l’accoglienza e l’integrazione, lo dobbiamo a donne e uomini che nel recente passato hanno lottato per questi diritti.

Non intendo solo gente di colore o di altre razze, ma “bianchi” esattamente come noi, che crediamo di appartenere ad una razza privilegiata per motivi storici e culturali.

Il rispetto e la convivenza, sono valori che in tantissime società che i “bianchi” ritengono arretrate, sono vissute spesso come un fatto ovvio. E se questi valori sono calpestati, diventa doveroso contribuire affinché’ vengano rispettati.

Il processo in Europa, che piaccia o meno è irreversibile e non si fermerà.

Gli spostamenti migratori sono un fenomeno storico. Le pianificazioni e le modalità di inserimento e di convivenza sono sfide presenti e future che trova l’Europa impreparata ed incapace di esprimere una classe politica evoluta e capace di gestirle.

“Stiamo pagando l’assenza di piani e persone all’altezza. Non ne vedo in Europa oggi, a parte pochi.”

L’America sta vivendo un progresso sotto questo aspetto che in Europa fa fatica a farsi strada. Con moltissime contraddizioni e ritorni al passato, gli USA hanno avuto un Presidente afroamericano ed ora una Vice Presidente. In Europa è ancora un concetto astruso intendere la parità di genere nei Parlamenti. La strada è ancora lunga e difficile, ma finalmente è stata intrapresa e sta continuando.

Per questo motivo, vi invito a vedere un film che parla dei diritti dei neri americani, della vita di un “bianco” dell’Alabama, profondo Sud, che agli inizi degli anni 60 ha condiviso, la lotta alla parità ed al voto. Arrestato 17 volte in 5 anni, ha rischiato di essere ucciso da membri del Ku Klux Klan, suoi ex amici e compagni di scuola.

Questa persona si chiama Bob Zellner e continua ancora oggi la sua lotta, perché non è mai finita.

Questo in basso è il trailer:

Se davvero vogliamo essere una civiltà superiore, dobbiamo vivere tutti insieme su questo piccolo Pianeta.

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