La russia di Putin” è un libro della giornalista/scrittirice Anna Politkovskaya uscito per la prima nel 2004. Il libro parla di un argomento che non è molto in voga in questo periodo di crisi: parla di Putin senza toni ammirati è per questo è costato la vita all’autrice, ma il suo omicidio, di questo si è trattato, a tutt’oggi non ha un colpevole, tanto meno un mandante.

«Siamo solo un mezzo, per lui. Un mezzo per rag­giungere il potere personale. Per questo dispone di noi come vuole. Può giocare con noi, se ne ha voglia. Può distruggerci, se lo desidera. Noi non siamo niente. Lui, finito dov’è per puro caso, è il dio e il re che dobbiamo temere e venerare. La Russia ha già avuto governanti di questa risma. Ed è finita in tragedia. In un bagno di sangue. In guerre civili. Io non voglio che accada di nuovo. Per questo ce l’ho con un tipico čekista sovietico che ascende al trono di Russia incedendo tronfio sul tappeto rosso del Cremlino».
Anna Politkovskaja

 

Una breve biografia:

Anna Politkovskaja, nata a New York nel 1958, ha collaborato con il giornale moscovita «Novaja gazeta » come inviata speciale; nel 2000 ha vinto il Golden Pen Award dell’Associazione dei giornalisti russi per le sue cronache dal fronte del conflitto ceceno, a cui ha dedicato anche un libro uscito nel 2003: Cecenia. Il disonore russo. Nell’ottobre del 2002 ha coraggiosamente accettato di negoziare per la liberazione degli ostaggi prigionieri del teatro Dubrovka di Mosca, e nel 2003 le è stato conferito in Danimarca l’osce Prize per il giornalismo e la democrazia. Nel 2006 è stata assassinata a Mosca. 

Anna Politkovskaja

 Il libro raccontato dalla stessa autrice:

Non ci sono toni ammirati nei confronti di Putin. A scanso di equivoci, spiego subito perché tale ammirazione (di stampo prettamente occidentale e quanto mai relativa in Russia, dato che è sulla nostra pelle che si sta giocando la partita) faccia qui difetto. Il motivo è semplice: diventato presidente, Putin – figlio del più nefasto tra i servizi segreti del Paese – non ha saputo estirpare il tenente colonnello del KGB che vive in lui, e pertanto insiste nel voler raddrizzare i propri connazionali amanti della libertà. E la soffoca, ogni forma di libertà, come ha sempre fatto nel corso della sua precedente professione. Questo libro spiega inoltre come noi, che in Russia ci viviamo, non vogliamo che ciò accada. Non vogliamo più essere schiavi, anche se è quanto più aggrada all’Europa e all’America di oggi. Né vogliamo essere granelli di sabbia, polvere sui calzari altolocati – ma pur sempre calzari di tenente colonnello – di Vladimir Putin. Vogliamo essere liberi. Lo pretendiamo. Perché amiamo la libertà tanto quanto voi. Questo libro, però, non è un’analisi della politica di Putin dal 2000 al 2004. Le analisi politiche le fanno i politologi. Io sono un essere umano tra i tanti, un volto nella folla di Mosca, della Cecenia, di San Pietroburgo o di qualunque altra città della Russia. Ragion per cui il mio è un libro di appunti appassionati a margine della vita come la si vive oggi in Russia. Perché per il momento non riesco a fare un passo indietro e a sezionare quanto raccolto, come è bene che sia se si vuole analizzare un fenomeno.
Io vivo la vita, e scrivo di ciò che vedo.
«Certe volte, le persone pagano con la vita il fatto di dire ad alta voce ciò che pensano. Infatti, una persona può perfino essere uccisa semplicemente per avermi dato una informazione. Non sono la sola ad essere in pericolo e ho esempi che lo possono provare.»
 
Anna Politkovskaja
 
Il libro, uscito già nel 2005 in Italia, è attualmente nella classifica dei libri più venduti, opportunamente ristampato dopo l’ invasione russa dell’Ucraina decisa da Putin. La dura critica del leader russo, mossa dalla Politkovskaja, appare più che preveggente.
 
 
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