Ho scritto diverse volte, in passato, in tutti i miei profili social cosa penso dell’ipocrisia occidentale riguardo problematiche internazionali; guerra, emigrazione ecc… ecc… Oggi, ancora una volta, avverto il bisogno di esprimere il mio solito pensiero sulle “Guerre” ed il loro significato.

Nemmeno giornalisti del calibro di Ernest Hemingway sono riusciti ad essere totalmente imparziali quando si è trattato di raccontarne una, molti hanno anche partecipato attivamente, schierandosi da una parte piuttosto che un’altra, arruolandosi, per esempio, durante la guerra civile spagnola, nell’esercito repubblicano quale corrispondete di guerra e lo fece anche Eric Arthur Blair, meglio noto come George Orwell.

Convincersi quindi che, riguardo a questo argomento (la guerra…), possa esistere un’informazione “neutra” è  intellettualmente disonesto.

Fatta la doverosa premessa desidero raccontarvi una storiella che chiunque di noi potrebbe vivere in prima persona. non me ne vogliano i pacifisti dell’ultim’ora e non pensino i guerra-fondai che con ciò intenda giustificare azioni bellicose di chicchessia e con questo intendo tutte le azioni di guerra anche quelle difensive che se viste dall’altra parte, non lo sono affatto.

Qualche anno addietro, un amico mi invitò a trascorrere una domenica a casa sua in un paesino nella pianura del nord Italia. Il viaggio fu lunghetto ma appena scesi dal treno rimasi a bocca aperta.

Il paesino era splendido. i prati curati, le casette, i bambini giravano in bicicletta. Sembrava di essere entrati in una atmosfera da Mulino Bianco.

Il mio amico era lì ad aspettarmi e anche la sua famiglia mi accolse a braccia aperte. Quando poi ci riunimmo a tavola nel grande terrazzo vidi una famiglia felice, una delle cose più belle sulla terra.

Il papà del mio amico lavorava nella fabbrica che dava lavoro a tutto il paese e non solo, la mamma badava ai numerosi figli e il pranzo fu molto buono (madre e figlia si erano sbizzarrite). Confesso che in certi momenti pensavo “ecco da grande vorrò una casa e una famiglia così”.

Quando arrivò la sera poi ci salutammo con la promessa di rivederci presto e distrattamente chiesi in che fabbrica lavorasse il padre.

Venne fuori che costruiva armi per una famosa fabbrica, carri armati da  inviare nelle lontane zone di guerra. Ero un giovane idealista e rimasi di stucco. Ma allora tutta quella felicità che avevo visto, tutta la serenità… si fondava sul dolore e sulla morte altrui. “Qualcuno li deve pur costruire” mi rispose. Bastava a giustificare tutto?”

Tornai a casa, pensieroso, guardando dal finestrino del treno per tutta la durata del viaggio. Quanto squallore dietro le quinte di una felicità esibita. Nella vita poi lo noterò ancora, anche adesso e purtroppo so che sempre sarà così; spesso il pavimento di un uomo è il soffitto di un altro.

Non indignatevi per una guerra, se lo fate che sia così per tutte e non solamente per quella le cui immagini vi vengono proposte, con un volontario martellamento che ha il solo obiettivo di farvi propendere verso un lato della bilancia, quello che più conviene al potere politico ed economico che quella guerra ha provocato.
Non indignatevi per i volti piangenti dei bambini che vi mostrano per scuotere le vostre coscienze, mostrandovi il volto dell’orco cattivo che è tale perché quel potere così ha deciso, perché esistono milioni di bambini, vittime di altre guerre e di politiche mosse dagli stessi individui che stanno riempiendo i vostri occhi con quelle immagini, sì tristi, si sconfortanti, ma utili, purtroppo, a qualcosa, a qualcuno, sempre ed in ogni caso.
Non indignatevi perché, magari il vostro vicino, o voi stessi (io non posso saperlo…), oggi può apparecchiare il proprio tavolo grazie a quella guerra, Il vostro vicino o voi, magari è operaio nella fabbrica dove è stata fabbricata l’arma che ha ucciso qualcuno di quei bambini e grazie a questo, sta nutrendo i suoi figli!

Nessuno è innocente quando nel mondo c’è una guerra ed in questo momento ve ne sono decine e decine, ma voi non volete saperlo, non potete accettare che la vostra fetta di carne, il vostro cibo di oggi, i vostri stessi abiti, l’acqua imbottigliata che bevete, l’ultimo cellulare che avete acquistato e tutto quanto utilizzate per vivere, che vi sia sempre chiaro, esiste anche in funzione di quelle guerre. Tutte le guerre!

Perché vedete.. Le guerre non le fanno solo i fabbricanti d’armi e i commessi viaggiatori che le vendono, anche le persone come voi le famiglie come la vostra, che vogliono, vogliono e non si accontentano mai: le ville, le macchine, le moto, le feste, il cavallo, gli anellini, i braccialetti, le pellicce e tutti i cazzi che ve se fregano, costano molto! E per procurarseli, qualcuno bisogna depredare, ecco perché si fanno le guerre!

Alberto Sordi, nel monologo finale del film “Finché c’è guerra c’è speranza“.

Non indignatevi e cessate con questa ipocrisia.
Che la pace sia nei vostri cuori, sempre e sempre, sempre, sempre!!!

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